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Scuole in movimento PDF Stampa
Lunedì 29 Ottobre 2012 12:55

 

Redazione - Pubblichiamo due documenti provenienti dai docenti delle scuole superiori di Roma "V.A. Ruiz" e "Seneca". La scuola si conferma fertile terreno di conflitto, soprattutto in questo momento in cui ancora più forti sono gli attacchi alla scuola pubblica e alla categoria dei docenti

Documento approvato dall’assemblea sindacale dei docenti dell’ITC “V. Arangio Ruiz” di Roma

25 ottobre 2012 - I docenti dell’ITC “V. Arangio Ruiz” in assemblea sindacale respingono le logiche governative che hanno indotto il ministro Profumo a proporre il prolungamento dell’orario di lezione frontale degli insegnanti da 18 a 24 ore settimanali. Ricordano che gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati in attività di insegnamento frontale di 18 ore settimanali ed in un numero di ore non quantificabile (ma sicuramente non inferiore a 18) di attività funzionali alla prestazione di insegnamento. Aumentare le ore di didattica frontale è semplicemente improponibile perché porterebbe un numero enorme di insegnanti a gestire 12 classi e circa 300 studenti, spesso in istituti diversi.

Studi autorevoli concordano nello smentire che negli altri paesi europei le ore di didattica frontale siano maggiori che in Italia. La funzione docente si espleta con orario aggiuntivo a scuola e a casa, non computato. Preparazione delle lezioni e delle prove di verifica, correzione dei compiti, produzione di materiali, uso e gestione degli strumenti e dei materiali di laboratorio, valutazione degli allievi per competenze (oggi sempre più complessa), partecipazione a consigli di classe, collegi docenti, riunioni dipartimentali, colloqui con le famiglie, elaborazione di programmazione individuale e dipartimentale, progettualità extracurricolare: sono solo una parte delle incombenze richieste al docente. I docenti dell’ITC “V. Arangio Ruiz” in assemblea fanno presente che le retribuzioni degli insegnanti italiani in confronto ai colleghi europei si collocano agli ultimi posti.

Diffidano quindi i vari canali informativi, radio, stampa e televisione, dal diffondere l’idea che i docenti lavorino solo 18 ore. I giornalisti per primi, per il loro lavoro, sono perfettamente coscienti che certi mestieri non si esauriscono all’interno delle ore contrattuali: quindi non è concepibile sostenere che un docente possa timbrare un cartellino.

Per questi ed altri motivi I docenti dell’ITC “V. Arangio Ruiz” in assemblea dichiarano lo stato di agitazione permanente, pronti, nel caso che la proposta del ministro venga reiterata, a forme di lotta più pesanti, dalla sospensione di attività importanti ma praticamente volontarie, come l’organizzazione e la gestione delle visite d’istruzione, a iniziative quali il cosiddetto ‘sciopero bianco’ e al blocco delle attività di scrutinio.

Decidono inoltre di indire una giornata di mobilitazione interna in cui i docenti nelle classi discutano con gli allievi della situazione della scuola pubblica in Italia.

Decidono infine di partecipare alla manifestazione del 24 novembre indetta da varie organizzazioni sindacali contro i provvedimenti ministeriali e in favore della scuola pubblica. Il governo Monti, obbedendo ai diktat della finanza internazionale, ha raschiato il fondo del barile immiserendo i pensionati, emarginando i giovani dal mondo del lavoro, incrementando il precariato, senza intaccare la speculazione finanziaria, semmai tutelando le banche. Ha depresso i consumi, ridotto i servizi sanitari e impoverito la scuola pubblica, già falcidiata dalla furia devastatrice della coppia Gelmini-Aprea. Ipocritamente spaccia i tagli per riforme.

Non è qualitativamente diverso dai governi che lo hanno preceduto. La scuola pubblica è al collasso. Sia la primaria che la secondaria. Lo è per una politica scientemente volta alla sua demolizione, alla privatizzazione della cultura e della formazione; le fasce più deboli della popolazione vengono man mano espropriate dell’ennesimo bene comune. Il corpo docente negli ultimi decenni ha supplito alle carenze strutturali del sistema scuola, alle inefficienze ministeriali e all’ignoranza dei suoi ministri con spirito di sacrificio e contributo costruttivo, nonostante il blocco dei contratti e dei salari, nonostante i tagli al personale e alle strutture.

Ma la credibilità della scuola pubblica è messa a dura prova: locali fatiscenti, laboratori abbandonati, palestre e impianti sanitari da verificare, norme di sicurezza da rispettare. Da anni, invece che interventi volti alla manutenzione e al miglioramento delle strutture, mentre il degrado accelera, i pochi fondi disponibili vengono dirottati verso le scuole private. La situazione è ormai intollerabile. Il ministro Profumo, obbedendo acriticamente alle indicazioni dei ministri dell’economia, esattamente come nell’infelice gestione del ministro Gelmini che riceveva ordini dal ministro Tremonti, ha disposto, nell’ambito della ‘Legge di stabilità’, unilateralmente, il prolungamento dell’orario di lezione frontale, da 18 a 24 ore, nella secondaria superiore. 183 mln di euro da risparmiare a costo di mandare a casa 6400 precari.

Mentre il ministro Profumo fa marcia indietro per la reazione degli insegnanti e per l’indisponibilità delle forze politiche, timorose per l’esito delle prossime elezioni, la commissione cultura di Montecitorio approva la legge 953 detta ‘legge Aprea’ che apre le scuole pubbliche ai privati e in sostanza apre alla privatizzazione della scuola. Si tratta di provvedimenti provocatori: non bisogna dimenticare che la maggioranza politica all’interno del Parlamento oggi è minoranza nel Paese.

Roma, 25 ottobre 2012 L’assemblea sindacale dei docenti dell’ITC “V. Arangio Ruiz” di Roma

 


 

Maestri laureati, umiliati e offesi

Sono tanti coloro che invidiano le 18 ore degli insegnanti. La responsabilità è tutta nostra: troppo schivi, abituati a vivere immersi nello studio, abbiamo trascurato di spiegare alla società, i cui figli educhiamo, qual è l’effettivo carico di ore lavorative della nostra attività. Nel frattempo abbiamo assistito, composti ed operosi, a un duro attacco pianificato alla Scuola pubblica, che ha creato gravi difficoltà a causa di tagli indiscriminati relativi a materie e ore d’insegnamento con l’unico scopo di risparmiare.

Il processo culmina nell’attuale Disegno di Legge di stabilità 2013 contenente la disposizione secondo cui la funzione docente, la dignità professionale degli insegnanti, la qualità della scuola pubblica e l’insegnamento dei nostri giovani possono, nella difficile congiuntura economica dl Paese, “sacrificarsi” ulteriormente. 721 milioni di euro di risparmio “vale” questo provvedimento relativo ai docenti che, dopo il blocco degli scatti di anzianità previsto, al momento, fino al 2017, si vedono aumentare, a parità di trattamento economico, l’orario di servizio da 18 a 24 ore settimanali, con grande plauso e soddisfazione di buona parte dell’opinione pubblica, dei media e della stampa.

Maltrattati e offesi nella nostra dignità dalle Istituzioni pubbliche, noi, Maestri laureati che sappiamo di greco e di latino, docenti di ruolo, precari, supplenti annuali e temporanei, esprimiamo la nostra ferma opposizione ai contenuti di questo ennesimo attacco alla nostra professionalità riservandoci di attuare azioni più incisive. Intendiamo innanzitutto spiegare in termini quantitativi la nostra ordinaria attività lavorativa, imprescindibile da un oneroso impegno psicologico e umano, che ci onoriamo di svolgere al servizio dello Stato. Escludendo pertanto attività straordinarie e dovute come esami di Stato, corsi di recupero, sportelli pomeridiani, attività di coordinamento delle classi, progetti, il nostro complesso lavoro si articola come segue: 18 ore settimanali:

Tempo effettivamente lavorato, senza alcuna pausa caffè, al cospetto di classi diverse di ora in ora, di 26 alunni in media; 2 ore settimanali: numero medio di “buchi” in orario, in cui è impossibile effettuare altre attività, e ore durante le quali ogni insegnante sistema registro e materiale vario;

1 ora settimanale: ricevimento settimanale dei genitori;

8 ore annuali: ricevimento pomeridiano delle famiglie, diviso in due pomeriggi;

numero variabile di ore per consigli mensili riservati e aperti delle varie classi, collegi docenti (della durata media di 3 ore), riunioni di dipartimento (4 ore annuali), riunioni straordinarie, anche relative ai ragazzi disabili e con disturbi specifici dell’apprendimento, scrutini di fine trimestre o quadrimestre, compilazione spesso manuale di pagelle, pagellini, tabelloni;

1 o 2 ore giornaliere: tempo medio di preparazione per le lezioni frontali e per approntare strumenti didattici mirati e materiali (elaborazioni di schede, riassunti, fotocopie, filmati,…) con strumenti propri e a nostre spese; 30 minuti giornalieri: invio on line (ormai usuale) da casa agli alunni di materiali didattici, approfondimenti delle varie discipline, correzione di compiti, ecc.;

1 o 2 ore: tempo per la preparazione delle singole prove scritte mirate con relative fotocopie per tutta la classe (minimo 3 prove per quadrimestre per ogni materia). Ogni docente ha finora un minimo di 3 con un massimo di 14 classi con più materie anche su sedi diverse;

40 minuti: per esempio, tempo medio della correzione di un tema d’Italiano, effettuata solitamente nei fine-settimana, trascorsi a correggere diligentemente e rigorosamente, “lavoro sommerso” che si ignora per non riconoscere;

15/25 minuti: tempo medio di correzione di una prova scritta di latino, di lingua o di matematica, solitamente nei fine settimana;

8 ore annuali: tempo per la stesura della programmazione annuale;

10 ore annuali: tempo per la stesura della relazione finale e la compilazione dei programmi per ogni disciplina e per ogni classe; 8 ore annuali: tempo medio per ricevere i rappresentanti editoriali, per la consultazione e la scelta dei libri di testo con la stesura di relative relazioni;

un numero variabile di ore di aggiornamento e ricerca a nostre spese.

Sono queste le nostre invidiabili 18 ore lavorative!

In aggiunta a ciò, Noi, Maestri laureati umiliati e offesi, rifiutando lo svilimento della nostra professionalità denunciamo con sdegno il tentativo di svuotare ulteriormente di contenuti, di motivazioni, di valore e di credibilità sociale la nostra professione;

intendiamo ricordare a tutti che la scuola nella quale viviamo e lavoriamo quotidianamente è quella del Paese reale, ben diversa e molto più problematica di quella idilliaca del “Paese virtuale”: non abbiamo un computer e una LIM in ogni aula, tanto meno un ipad a docente;

condividiamo in decine la stessa angusta sala docenti, attrezzata con qualche sedia, 2/3 tavoli, antiquati armadi a cassetti, dove, alla fine delle lezioni, passiamo a riporre i registri; intendiamo ribadire che siamo in classe tutti i giorni, ogni mattina, fino a tardi con i nostri ragazzi, affidatici da famiglie che di noi si fidano e con noi collaborano.

Condividiamo con essi studi, passioni, momenti di crescita; trasmettiamo valori di cittadinanza, di impegno civile e di humanitas;

trattiamo dei diritti e dei doveri; amiamo e difendiamo la cultura, la patria, le nobili lingue dell’antichità; trattiamo del Risorgimento, della Resistenza, della Costituzione, dei grandi padri delle lettere, delle arti italiane, delle scienze naturali, fisiche e matematiche, del pensiero filosofico, delle culture e delle lingue europee e mondiali, fino alla lontana Cina.

Intendiamo provare con tutta la nostra forza che svolgiamo professionalmente e con rigore il nostro lavoro in aule scolastiche molto modeste ma immuni dal trasformismo, dalla corruzione, dal clientelismo, dai reati di concussione e peculato.

Da questa realtà, da queste nostre forze può e deve rifondarsi il Paese. Il destino di un Paese è legato a quello della sua Scuola. La nostra Scuola comunica la cultura e i valori che hanno fatto grande l’Italia. Per questo occorre oggi più che mai difendere la scuola pubblica e la qualità della funzione docente. Investire nella cultura e nella qualità dello studio significa ripartire dalla parte più autentica e prestigiosa d’Italia per rigenerare il Paese.

Roma, 18 ottobre 2012

I Maestri laureati umiliati e offesi del Liceo Seneca di Roma

 


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