Notice
Beffa alla scuola: soldi dal pubblico al privato Stampa
Venerdì 19 Ottobre 2012 08:54

Stefano Vito Riccardi - Il ddl stabilità ha regalato alla Scuola Pubblica Italiana una mela avvelenata: 20mila docenti in meno ed un taglio di 700 milioni di euro. Ma oltre al danno c’è la beffa: un finanziamento Pubblico alle Scuole private di 223 milioni più 10 già stabiliti dalla spending review. Tra caccia-bombardieri F-35 da 127 milioni di euro ed i Fiorito di turno, cosa rimarrà dell’Istruzione?

 

STABILITA’ E TAGLI AL PERSONALE – Nelle ultime ore si sta facendo un ulteriore passo indietro sulla qualità e sul futuro dell’istruzione Italiana. La questione è semplice: Il Governo ha deciso di tagliare ulteriormente il settore dell’istruzione e di risparmiare soldi.

L’escamotage trovato è notevole: aumentare le ore settimanali di ogni docente da 18 a 24 ore, con un incremento di 6 ore, e retribuirle come “ferie” a Luglio, come previsto dall’art. 3 comma 42 e 43 del ddl stabilità.

Ma, come sappiamo, a luglio i docenti sono già in ferie e ciò vuol dire che tale incremento di orario non verrà retribuito. Come ciliegina sulla torta, queste ore in più verrebbero impiegate dai docenti di ruolo per coprire i cosiddetti “spezzoni” (quelle ore che restano scoperte perché, anche messe assieme, non arrivano alla quantità minima necessaria per assumere un insegnante).

Fino ad oggi erano, ovviamente, ricoperte dai docenti precari che, a questo punto, verranno sbattuti fuori dal mondo lavorativo scolastico. Secondo i sindacati parliamo di 20mila insegnanti precari (di cui 11mila di sostegno) che potrebbero perdere il posto tra un anno. Tutto ciò per risparmiare un totale di 721 milioni di euro dal 2014.

IL TENTATIVO FALLITO E UN’ALTRA BEFFA – Nel seppur breve periodo di legislatura a sua disposizione, il governo tecnico è stato perfino promotore di un tentativo di finanziamento delle scuole private, stavolta a danno dei fondi universitari. Infatti, durante l’approvazione della spending review, Monti tentò di infilare un taglio ai fondi universitari di 200 milioni circa ed un finanziamento di egual portata a favore delle scuole private.

Ciò, fortunatamente, non avvenne a seguito della levata di scudi da parte di partiti, studenti, professori universitari e società civile. Per scongiurare quel folle provvedimento, fu necessario porre altre condizioni. Quali? Quelle che oggi permettono alle tasse universitarie di lievitare arbitrariamente, a discrezione assoluta dell’ateneo di appartenenza, grazie all’abolizione del tetto alle tasse stesse.

Ma anche questo non evitò certo che il fondo per le strutture private rimasse, abbassandosi a “soli” 10 milioni di euro.

LA VERA BEFFA – Arriviamo dunque al nodo principale della questione. I soldi risparmiati, i famosi 721 milioni di euro, come verranno utilizzati? Il Ministero dell’Istruzione fa sapere che «i risparmi verranno riutilizzati per la scuola pubblica. Edilizia scolastica, ma anche preparazione dei docenti, qualità dell’insegnamento, ecc.».

Peccato, però, che ad oggi non ci sia nemmeno uno straccio di bozza a riguardo. Anzi, a questo va aggiunto il vero e proprio schiaffo: come ha rivelato Il Sole 24 Ore, infatti, lo Stato garantirebbe finanziamento alle strutture private di ben 223 milioni di euro, tramite il testo sulla stabilità, che pertanto non porterebbe con sé soltanto il licenziamento di circa 20mila docenti.

La cifra risulta nettamente superiore a quanto stabilito con la spending review (quei 10 milioni di cui abbiamo parlato prima): ancora meglio rispetto alle intenzioni iniziali di Mario Monti. Al bilancio finale, perciò, si potrà scrivere: meno 721 milioni di euro per la scuola pubblica e 20mila insegnanti tagliati, a fronte di 233 milioni di euro complessivi per l’Istruzione privata, risultanti dalla spending review e dal ddl stabilità.

Forse sarebbe anche corretto ricordare spese come quelle per i famosi aerei da guerra F-35 che son passati 80 milioni di euro a 127 o 137 milioni di euro cadauno (a seconda della tipologia) o un Fiorito di turno e capiremo definitivamente che i soldi per l’Istruzione ci sono. .

ERASMUS - In una situazione tanto disastrosa e de-incentivante della scuola, dell’università e della ricerca Italiana, va aggiunta una piccola novità positiva. Nelle scorse settimane è circolata una voce, confermata e corretta, che il programma europeo non avesse più soldi per sopravvivere.

Il programma sancisce la possibilità di uno studente universitario europeo di effettuare in una università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università. Ebbene, sembrerebbe che la Commissione Ue stia correndo ai ripari e che il responsabile per il Bilancio Janusz Lewandoski abbia confermato la presentazione di una bozza di variazione sul budget comunitario in modo da consentire al programma di proseguire.

La variazione dovrà essere approvata dal Consiglio, cioè dai governi, e si immagina che questo avverrà. Pericolo scampato, dunque, almeno per quest’anno.

link originale: dailystorm