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Tsipras? Mai sentito Stampa
Giovedì 27 Marzo 2014 10:32

Pierluigi Sullo - Il telegiornale di Sky, Sky tg 24, ha un suo stile americano di plastica che per certi versi è confortante, considerata la faziosità e approssimazione di pressoché tutti i concorrenti, anche se questo stile produce danni collaterali drammatici, se non fossero comici, per cui è capitato che una conduttrice abbia citato l'"Italsàider" di Bagnoli (la stessa ragione per la quale un americano dice "Caràibi" invece di "Caribe") e che un'altra abbia parlato delle isole delle "Molucce" invece che delle Molucche (il "ch" in inglese si pronuncia così). Ma insomma, ci stiamo abituando a tutto. Però Sky Tg 24 ha anche abitudini antiche, come quella di ignorare i fenomeni (elettorali, in questo caso) non proprio riconducibili al già noto. Il Tg ha varato in questi giorni l'esibizione delle medie dei sondaggi sui singoli partiti alle elezioni europee. La Lista Tsipras non c'è, non esiste. Eppure, vari istituti di ricerca avevano, nelle scorse settimane, rilevato non solo che al parlamento europeo i deputati del Gue (Sinistra unita europea) dovrebbero pressoché raddoppiare, ma che in Italia la Lista Tsipras era accreditata di un 6 o anche 7 per cento. Dopo un mesetto di silenzio da parte dei media, interrotto solo per dire che qualcuno si dissociava dall'impresa e che c'erano difficoltà a raggiungere il numero di firme necessario per presentare la lista, qualcuno fa sapere che la quotazione è scesa a meno del 3.

Che d'altra parte le dissociazioni fossero causate da antipatia per un candidato e simpatia per un'altra, una signora che secondo le regole comunemente accettate non avrebbe nemmeno dovuto proporsi, è un dettaglio che ai grandi media è in generale sfuggito. Così come il fatto che la raccolta delle firme va benissimo, peccato che la legge sia assurda e imponga, come Barbara Spinelli, una delle promotrici, ha scritto a Laura Boldrini, presidente della camera, che in una regione minuscola come la Val d'Aosta le firme necessarie siano 3 mila, proprio come in Lombardia e nel Lazio.

Ma poi, che roba è, questa Lista Tsipras? "Estrema sinistra", viene in generale detto, e certo se la "sinistra" è Matteo Renzi, allora i media potrebbero ben parlare di "estremissima sinistra". Di nuovo, il fatto che si siano candidati, con questa lista, persone non sospettabili di vetercomunismo, come Riccardo Petrella, Francuccio Gesualdi o il filosofo marchigiano Roberto Mancini, non induce nessun sopracciglio a sollevarsi. E cosa vuole l'"estrema sinistra"? Ce l'ha con l'Europa, e con l'euro, è "euroscettica". Tant'è vero che la Repubblica, organo del leader del Pd - di qualunque leader del Pd - dopo il voto francese che ha premiato la signora Le Pen, ha pubblicato "torte", cioè rappresentazioni della possibile composizione del prossimo parlamento europeo, divise tra "normali" e "populisti", o "euroscettici". Indovinate dove era collocato il Gue, la sinistra europea, cioè anche l'italiana Lista Tsipras? Naturalmente tra i nemici dell'Europa e dell'euro. Curioso, poi, che nel breve testo che accompagnava il grafico, si ipotizzasse anche un'alleanza tra socialisti (quelli del Pd), verdi e, appunto, Gue. Alleanza, naturalmente, considerata assai improbabile: la via maestra è, al parlamento europeo come in Germania o in Italia, quella delle "larghe intese", popolari più socialisti, e fuori tutta la marmaglia di postfascisti francesi, cinquestellisti italiani, paracomunisti di tutta Europa e nazionalisti di vario tipo.

Si può anche capire che i media abbiano questo atteggiamento. Quelli della Lista Tsipras hanno un obiettivo letteralmente incomprensibile. Vogliono restare in Europa, e nell'euro, ma cambiare l'Europa e l'euro. E per fare questo vorrebbero abolire il Fiscal Compact, per dirne una. Ma siccome i media, e i politici o i governatori della Banca d'Italia non dicono mai a nessuno cosa sia il Fiscal Compact e quali conseguenze abbia la sua applicazione a partire dal prossimo anno, nessuno sa di cosa si stia parlando. Come si può cambiare una cosa invisibile, innominabile, incomprensibile? E che dire del Trattato di libero commercio transatlantico che l'Unione europea vorrebbe al più presto firmare con gli Stati uniti? Chi ne ha letto su un giornale italiano alzi la mano. Pochissime mani. Chi ne ha letto in termini non entusiasti alzi l'altra mano. Ancora meno mani. E il pareggio di bilancio con cui il parlamento (italiano, questa volta) ha sporcato la Costituzione all'unanimità? E' il mitile ignoto, come disse quella volta Luigi Pintor parlando dell'epidemia di tifo a Napoli.

Presentarsi alle elezioni non è uno sport elegante, assomiglia di più al football americano, quello in cui si gioca indossando i caschi. Con la diffeernza che lì ci sono due squadre di energumeni, qui ci sono i colossi da una parte e gente magrolina e senza casco dall'altra. Le elezioni sono già in partenza un gioco truccato. Le norme di autoregolamentazione approvate dalla Lista Tsipras dicono che un singolo candidato non può spendere più di diecimila euro per la sua campagna, e che una percentuale di questa cifra va al comitato nazionale, cioè a tutti i candidati insieme. Alle ultime elezioni europee, un boss laziale del Pd spese - lo si sa per certo, non si possono fare i nomi perché non ci sono le prove - non diecimila ma un milione di euro. Qui comincia l'avventura... Qualcuno se lo ricorda, il signor Bonaventura.

Se poi una lista non è una falange compatta, cioè solidale , ogni danno rischia di moltiplicarsi per un numero infinito di volte, vedi il disdegno di Paolo Flores d'Arcais e del da tutti amato Andrea Camilleri: che si trattasse di fare compromessi, in una iniziativa di per sé un po' caotica, era evidente a chiunque. Però ci sono gli intransigenti del minuto dopo, che, si spera loro malgrado, hanno ottenuto, dato il panorama dei media, quel che si chiama una sovraesposizione, il famoso quarto d'ora di celebrità: provate ancora oggi, a settimane di distanza, a digitare "Lista Tsipras" su Google News, e ne avrete la certezza.

Ma il caos - che può essere anche allegro e attraente - comporta altri pericoli. Li ha segnalati in una intervista al manifesto Stefano Rodotà. Lui ha ottenuto, su un suo articolo evidentemente favorevole, e giustamente critico, sulla Lista Tsipras, un titolo, su Repubblica, che diceva l'opposto: quant'è pericolosa una tale lista. Ma non è questo che ora lo preoccupa. A una domanda su come giudichi l'avvio della campagna della List Tsipras, risponde: "Ho visto qualche inciampo, mi auguro che d’ora in poi si cammini in maniera spedita. Ma ci sono ancora molte resistenze, reticenze ed egoismi da parte delle forze politiche organizzate. Spero che tutto questo non si risolva nei disastri che abbiamo conosciuto con le liste della sinistra arcobaleno e Ingroia nelle ultime elezioni politiche nazionali. Vorrei ci fosse la consapevolezza che i patriottismi di gruppo hanno effetti distruttivi". Appunto. Se in una lista ci sono singole persone, candidati, che devono badare a se stessi, e ci sono invece candidati "portati" da forze politiche, la disparità è subito evidente. I partiti, per quanto indeboliti siano, per quante prove elettorali abbiano fallito, sono pur sempre organizzati per quello scopo: sanno come si fa a cercare le preferenze, hanno nuclei di persone in molte città, sanno come e dove fabbricare materiali di propaganda, ecc. Per fare un altro parallelo sportivo, è come se persone che passeggiano per strada si trovassero a correre in pista contro mezzofondisti magari un po' sfiatati però molto più allenati, visto che lo fanno per mestiere. Né probabilmente gli eventi collettivi, di tutti i candidati di una certa circoscrizìone, o di un gruppo di essi, riusciranno da soli a colmare la differenza.

Un iscritto a un partito, a questo punto, dirà: già, ma la nostra organizzazione è ben servita alla raccolta delle firme. Quindi andava bene. E' vero. Ma il punto è proprio qui: le elezioni sono un gioco truccato, a cui solo coloro che si sono già esperti possono partecipare. I cittadini normali, la videomaker femminista o l'intellettuale rom, fanno molta più fatica. Una volta, gli "indipendenti" che venivano eletti con il Pci erano accompagnati da tutto l'apparato, i voti venivano "bloccati" sui loro nomi perché sarebbe stato un danno per il partito se non fossero stati eletti. Possiamo contare su qualcosa del genere, in scala minore? Non si sa.

Qualche intimo potrebbe poi obiettare: perché ti scaldi tanto attorno alla Lista Tsipras? Non sei quello che l'anno scorso ha scritto che non si doveva proprio votare? Anche questo è vero. Le elezioni sono in generale non solo inutili, ma dannose, perché inducono a sperare in qualcosa che necessariamente non si otterrà. Ma come dice Immanuel Wallerstein ci sono casi in cui anche votare può essere, a determinate condizioni, utile. Ad essere valsusini, è meglio avere un sindaco No Tav invece che un agente della Lyon Turin Ferroviaire. Ad essere europei, come noi siamo necessariamente (e, aggiungerei, finalmente) meglio avere un po' più di deputati che sanno cos'è il leviatano chiamato Fiscal Compact, piuttosto che cloni che alzano la mano meccanicamente quando lo ordinano la Banca centrale europea o il Fondo monetario. Già, perché Renzi, con tutte le sue battute post o para berlusconiane, alla fine i "compiti a casa" se li assegna da sé, da scolaro zelante, invece che aspettare che un professore severo glielo imponga (è la sindrome del secchione). Però i "compiti" sono sempre quelli. E il tono del "dibattito politico" italiano è così deplorevole e umiliante (non siamo solo europei, ma anche italiani), così menzognero, che passa la voglia di spenderci tempo, ad esempio andando a votare. Magari invece il parlamento europeo potrebbe avere più voce in capitolo, chissà. Perciò stavolta andrò a votare. Per la Lista Tsipras e preferibilmente per il candidato che mi sembra connetta più utilmente il municipio, la mia città, con Bruxelles. E io non sono valsusino, vivo a Roma. Ma questo è un altro discorso.