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Neve Stampa
Lunedì 06 Febbraio 2012 18:35

Redazione - Vogliamo approfittare di queste giornate così particolari, per riflettere su come può essere diversa la nostra vita, ad esempio quando cade la neve. E allora vi proponiamo tre brani, di libri che si possono leggere o rileggere approfittando di questa sosta forzata, dove la neve è protagonista.

 

Il primo è proprio l’incipit di un romanzo di Peter Hoeg, “ Il senso di Smilla per la neve“.

“ C’è un freddo straordinario, 18 gradi Celsius sotto zero, e nevica, e nella lingua che non è più la mia la neve è qanik, grossi cristalli quasi senza peso che cadono in grande quantità e coprono la terra con uno strato di bianco gelo polverizzato. L’oscurità di dicembre sale dalla fossa che sembra illimitata come il cielo che ci sovrasta. In questa oscurità i nostri volti sono solo dischi di pallida luce, ma riesco ugualmente a percepire la disapprovazione del pastore e del becchino per le mie calze nere a rete e per i gemiti di Juliane, peggiorati dal fatto che stamattina ha preso l’Antabuse e ora affronta il dolore quasi sobria. Pensano che io e lei non abbiamo rispettato il tempo né la tragica situazione. La verità è che le calze e le pillole sono, ognuna a modo suo, un omaggio al freddo e a Esajas.

Le donne intorno a Juliane, il pastore e il becchino, sono tutti groenlandesi, e quando cantiamo Guutiga, illimi, “ tu mio Dio “, e quando le gambe di Juliane cedono, e lei inizia un pianto che lentamente cresce, e quando il pastore, in groenlandese occidentale, parla della redenzione attraverso il sangue, prendendo spunto dal passo di Paolo, il passo preferito dai fratelli dell’Unitas Fratrum, se uno si distraesse appena un po’ si potrebbe sentire trasportato a Upernavik o a Holsteinsborg o a Qaanaaq. Ma dall’oscurità emergono, come una prua della nave, le mura della Prigione Occidentale; siamo a Copenaghen….”

Poi un brano da “ La strada “ di Cormac Mc Carthy.

“ La nevicata li avvolgeva in un velo. Sui lati della strada non c’era verso di vedere alcunché. L’uomo aveva ricominciato a tossire e il bambino tremava, camminavano fianco a fianco sotto il telo di plastica, spingendo il carrello sulla neve. A un certo punto l’uomo si fermò. Il bambino era scosso da brividi incontrollabili. Ci dobbiamo fermare, disse.Fa tanto freddo. Lo so. Dove siamo? Dove siamo? Eh. Non lo so. Se stessimo per morire me lo diresti? Non lo so. Ma non stiamo per morire “......

Il terzo, e ultimo, è l’avvio di “ Neve “ di Orhan Pamuk.

“ Il silenzio della neve, pensava l’uomo seduto dietro l’autista del pullman. Se questo fosse stato l’inizio di una poesia, avrebbe chiamato “ silenzio della neve “ ciò che sentiva dentro. Aveva preso il pullman che lo avrebbe portato da Erzurum a Kars all’ultimo minuto. Dopo due giorni di viaggio fra le tormente di neve, da Istanbul era arrivato alla stazione dei pullman di Erzurum e mentre con la borsa in mano nei corridoi sporchi e freddi cercava di capire dove fosse la fermata dei pullman per Kars, un tizio gli aveva detto che ce ne era uno in partenza.

L’aiutante dell’autista del vecchio pullman Magirus non aveva voluto riaprire il bagagliaio già chiuso, e aveva borbottato: - Abbiamo fretta -. Perciò lui era salito con la valigetta Bally color ciliegia che adesso teneva fra le gambe. Indossava un cappotto pesante, color cenere: lo aveva comprato 5 anni prima a Francoforte ai grandi magazzini Kaufhof. Diciamo fin d’ora che questo bel cappotto di stoffa morbidissima, nei giorni che trascorrerà a Kars, sarà per lui fonte di vergogna ed inquietudine ma anche di protezione e sicurezza. Subito dopo la partenza del pullman mentre il passeggero seduto accanto al finestrino pensando di poter vedere qualche cosa di nuovo guardava con occhi attenti i quartieri della periferia di Erzurum, le miniscole e misere drogherie, i panifici e i caffè fatiscenti, aveva ripreso a nevicare.

Adesso era più forte: i fiocchi erano più grandi di quelli del tragitto da Istanbul ad Erzurum. Se il passeggero non fosse stato stanco per il viaggio eavesse prestato un po’ più di attenzione ai grandi fiocchi di neve che scendevano dal cielo come piume di uccelli, avrebbe potuto percepire cche si stava avvicinando una violenta tormenta di neve e, forse, avrebbe potuto capire immediatamente di avere intrapreso un viaggio destinato a cambiare tutta la sua vita e sarebbe potuto tornare indietro…”

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