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Sabato 19 gennaio: Roma ricomincia da Nathan PDF Stampa
Martedì 01 Gennaio 2013 15:38

Una lettera collettiva d’invito a un convegno, da tenersi il 19 gennaio a Roma, in cui riannodare le fila della storia della città. Ripartendo da Ernesto Nathan, il cui mandato terminò nel 1913, esattamente un secolo fa. Chi fosse interessato può scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

LEGGI IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO

Un secolo dopo, Roma può ricominciare da Nathan Nel 1913 terminò la l’esperienza del sindaco più straordinario che Roma abbia avuto: Ernesto Nathan.

Nel 2013 a Roma si vota per un nuovo sindaco.

Nathan, tanto laico da proporre una legge sul divorzio nella città dei papi, mazziniano, ebreo, alleato dei socialisti, ha rappresentato una significativa frattura nella compatta storia della capitale: prima e dopo, e per un intero secolo, a dominare e plasmare la città sono stati – salvo brevi intervalli, in particolare l’esperienza di Petroselli – gli interessi della speculazione fondiaria ed edilizia.

Quella di Nathan fu una rivoluzione interrotta.

La sua amministrazione agì soprattutto su quattro ambiti, secondo la sintesi di Italo Insolera nel suo “Roma moderna”: la tutela dell’igiene pubblica, l’incremento dell’istruzione elementare, una politica volta a limitare la speculazione fondiaria, la partecipazione della cittadinanza all’amministrazione.

In quei pochi anni, non più di sette, fu varato il primo Piano regolatore di Roma, furono costruite decine di scuole elementari e rurali, fu costruita una rete tramviaria moderna che, grazie al solo referendum cittadino che si sia mai tenuto in città, divenne un’azienda municipale, così come Acea – acqua ed energia – azienda che Alemanno ha cercato di privatizzare del tutto: la pubblicizzazione dei servizi pubblici è un’indicazione più che mai attuale, dopo gli anni delle privatizzazioni forzate, che proseguono.

Questi sono solo cenni della grande trasformazione che a Roma, aggredita dopo l’Unità dalla più devastante ondata di nuove costruzioni e dalle conseguenti crisi finanziarie, l’amministrazione democratica riuscì a realizzare.

A noi pare che – se si vuole ridare un futuro a Roma – è da lì che si deve ricominciare. I quattro punti di quel programma sono, visti con gli occhi di oggi e guardando alle più innovative proposte sulla vita delle metropoli, i punti di partenza di una nuova rivoluzione romana.

Tutela dell’igiene pubblica significa, un secolo dopo, guardare ad esperienze come le “transition towns”, progetti urbani in cui si fanno i conti con il riscaldamento globale e la fine dell’era del petrolio, ovvero si progettano città che trasformino se stesse puntando sul risparmio energetico e la produzione di energia pulita, sui trasporti pubblici (i tram, di nuovo) che allontanino le auto dalla vita sociale, sulla raccolta differenziata con l’obiettivo “rifiuti zero”, sulla tutela pubblica e democratica di beni comuni essenziali alla vita come l’acqua, su una nuova politica del verde pubblico e del cibo – gli orti comunitari, i mercati “a chilometro zero”, un rapporto città campagna che valorizzi le produzioni agricole di qualità e non cementifichi le aree agricole, ecc.

Incremento dell’istruzione elementare si deve tradurre in promozione della qualità dell’istruzione a tutti i livelli, nella intensificazione degli interventi a vantaggio della scuola, dall’edilizia alla estensione e valorizzazione del ruolo degli insegnanti.

Ma significa anche promozione attiva del rapporto tra università e città, incremento delle attività di ricerca di ogni tipo, incubatrici di nuovo lavoro. Significa politiche culturali diffuse in tutta la città, confronto inter-culturale e inter-religioso, nonché una politica del turismo che riconverta l’attuale turismo usa-e-getta – che ha trasformato il centro storico in una Disneyland – in un programma più rispettoso della straordinaria qualità storica di Roma.

Va da sé che politica edilizia limitatrice della speculazione significa “cemento zero”, ossia riuso, restauro, cura della città, ricerca della bellezza urbana, anche nelle periferie attualmente più desolate, contro l’eterna super-potenza romana: i palazzinari, la rendita, che dispongono di media, di politici, ecc., e a cui oggi si sono sommati gli agenti della finanza globale, gli stessi che, anche grazie alle politiche di tutti i governi nazionali, hanno costretto i comuni ad indebitarsi in modo drammatico e a “vendere” il suolo: e Roma è tra le città con la situazione di bilancio più grave.

Infine, la partecipazione della cittadinanza all’amministrazione. Si tratta di capire come – al di là della restituzione ai Municipi, cioè alle amministrazioni decentrate, delle risorse e dei poteri che sono stati loro sottratti negli ultimi anni – i cittadini possano in permanenza partecipare a decisioni fondamentali del Campidoglio, come si possa creare un modello nuovo di democrazia che tenda, nella misura del possibile, all’autogoverno.

Siamo in una crisi terribile: è nostra convinzione che una innovazione radicale, nei modi e negli obiettivi delle politiche comunali, promuovendo una economia a misura della vita dei cittadini, sia allo stesso tempo il modo migliore di favorire la lotta alla disoccupazione: la manutenzione della città, o la ricerca, o un altro genere di turismo produrrebbero molto più lavoro dell’attuale rincorsa a ripetere modelli del passato, come l’uso indiscriminato del territorio.

Tutto questo noi vorremmo fosse l’oggetto di un convegno, da tenersi il 19 gennaio, presso la sala dell’Acquario (piazza Manfredo Fanti 47, a Roma), in cui intelligenze ed esperienze romane, docenti e giovani ricercatori, organizzazioni sociali e movimenti per la casa abbiano l’opportunità di studiare e dibattere quel che accadde un secolo fa per ricavarne l’ispirazione, l’energia necessaria ad avviare le grandi trasformazioni indispensabili per ridare a una città umiliata e impoverita, incollerita e frantumata, una speranza di futuro: quella che ogni candidato alla carica di sindaco è tenuto a proporre, se non vuole aspirare ad essere l’ennesimo sindaco al servizio della speculazione, delle banche, dei grandi poteri.

Maria Delfina Bonada, Maria Rosa Cutrufelli, Tommaso Di Francesco, Maria Immacolata Macioti, Riccardo Magi, Rossella Marchini, Angelo Mastrandrea, Sandro Medici, Sandro Morelli, Roberto Musacchio, Vincenzo Naso, Anna Pizzo, Valentino Parlato, Bianca Pomeranzi, Clotilde Pontecorvo, Alessandro Portelli, Enrico Pugliese, Patrizia Sentinelli, Antonello Sotgia, Pierluigi Sullo, Gabriella Turnaturi

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