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Camminare, una rivoluzione - Adriano Labbucci - 27 ottobre 2011 PDF Stampa
Mercoledì 19 Ottobre 2011 09:51

Presentazione del libro: 27 ottobre ore 20.30 - Via Rigola, 26 - con l'autore discutono Raffaella Bolini, Giorgio Parisi, Patrizia Sentinelli e Walter Tocci.

“Avviso ai lettori. Se cercate insegnamenti sul camminare ultima moda con tanto di lezioni, corsi universi rari e relativi professori, oppure sul camminare come cura di sé, o infine paginate di resoconti di camminate che si perdono invariabilmente tra il noioso, l'elegiaco o il paranoico, ripeto a scanso di equivoci: lasciate stare. Questo libro non fa per voi.

Qui c'è una tesi: non c'è nulla di più alternativo, di più sovversivo rispetto al modo di pensare oggi dominante che il camminare". Inizia così questo libro che si serve del camminare come di una bussola per percorrere un paesaggio insieme geografico e mentale, alla ricerca di punti di riferimento, alla scoperta di un modo diverso per impostare il nostro rapporto con gli altri e con il mondo. «Non deve sorprendere - racconta Labbucci - quello che scrisse un pool di urbanisti consulenti del sindaco di Los Angeles: “il pedone rimane il più grande ostacolo al libero fluire del traffico”. Lo so, sembra una battuta di Woody Allen, invece è l'espressione tragica e surreale di un mondo capovolto che è il nostro mondo». Così il lettore scoprirà che camminare vuol dire pensare, è anzi una modalità di pensiero. Un pensiero pratico. Il camminare è un modo per riflettere di libertà, uguaglianza, resistenza, progresso, e tante altre cose. Di questo ci racconta: di pensieri, idee, categorie, miti. E di persone che camminando ci hanno aiutato a capire meglio il mondo e noi stessi. "Camminare è un triplo movimento: la volontà di non farci mettere fretta, accogliere il mondo, non dimenticarci di noi strada facendo". Senza farci risucchiare dai ritmi frenetici della nostra vita, perché qualche volta camminare è meglio che correre. Come scriveva il poeta Kavafis a proposito del viaggio di tutti i viaggi, quello di Ulisse: "Sempre nel tuo animo abbi Itaca. L'Approdo, lì è la tua destinazione. Ma non affrettare assolutamente il viaggio. È meglio che duri molti anni./ Ricco di tutto ciò che hai guadagnato per via.”

 


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