Notice
DeMOCRACY - 24_25_26 Ottobre - La registrazione Stampa
Giovedì 24 Ottobre 2013 01:00

CAPITALISMO FINANZIARIO GLOBALE VERSUS DEMOCRAZIA IN EUROPA

24-25-26 ottobre 2013

CLICCA QUI PER I VIDEO DEGLI INTERVENTI DA LIBERATV

ASCOLTA LA REGISTRAZIONE AUDIO DA RADIORADICALE CLICCANDO SULLE GIORNATE QUI SOTTO:

PRIMA GIORNATA (Fausto Bertinotti, Emmanuele Emanuele, James Galbraith, Catia Eliana Gentilucci, Emiliano Brancaccio, Andrea Baranes, Giorgio La Malfa, Vladimiro Giacchè, Laura Pennacchi, Claudio Gnesutta, Silvano Adriani, Riccardo Bellofiore, Tonino Perna, Conclusioni di James Galbraith)

SECONDA GIORNATA (Alfonso Gianni, Heinz Bierbaum, Mauro Sai, Maurizio Landini, Giovanna Vertova, Aldo Bonomi, Walter Cerfeda, Andrea Fumagalli, Enrico Grazzini, Amos Andreoni, Ilaria Possenti, Francesco Garibaldo, Sergio Bellucci, Gianni Rinaldini, Fausto Bertinotti, Etienne Balibar, Nicola Grasso, Giacomo Marramao, Enrico Cisnetto, Luigi Ferrajoli, Pier Virgilio Dastoli, Alberto Burgio, Roberto Pizzuti, Monica Di Sisto, Papi Bronzini, Guido Viale, Maurizio Franzini, Roberto Musacchio, Emilio Carnevali, Salvatore Bonadonna)

TERZA GIORNATA (Alfonso Gianni, Marco Revelli, Raffaella Bolini, Federico Buonadonna, Monica Pasquino, Carlo Formenti, Maurizia Russo Spena, Franco Piperno, Nicoletta Pirrotta, Mario Agostinelli, Laura Marchetti, Marco Berlinguer, Anna Simone, Considerazioni conclusive di Fausto Bertinotti)

Presentazione del convegno - Alfonso Gianni, Direttore della Fondazione Cercare Ancora

Quando  lo scorso giugno apparve un documento stilato dal management del colosso bancario statunitense Jp Morgan (peraltro condannato a pagare 13 miliardi di dollari per la truffa dei subprime ) in cui si leggeva che: “le costituzioni europee, nate dall’esperienza della lotta al fascismo, mostrano una forte influenza delle idee socialiste”, qualcuno commentò che si trattava di un rigurgito reaganiano tra il nostalgico e il folcloristico negli Usa di Obama.

Ma non è così. Quella dichiarazione impudica della Jp Morgan non è che la punta dell’iceberg di un lungo processo intervenuto nel moderno capitalismo finanziario globale che lo ha portato a contraddire sempre più duramente  le forme e la sostanza della democrazia così come la abbiamo conosciuta nell’Europa occidentale post seconda guerra mondiale e come è stata codificata nelle Costituzioni nate in quel periodo, in primis la Costituzione italiana.

Si tratta in realtà di un lungo e complesso processo, il cui inizio può essere individuato negli anni settanta del secolo scorso. E’ in quel periodo che si sviluppa nei paesi capitalisti una reazione a quel movimento a tratti rivoluzionario, certamente democratico ed emancipatorio che fu il ’68, che ebbe dimensione mondiale e toccò persino i paesi dell’Est, dove la repressione fu direttamente militare, come avvenne in Cecoslovacchia.

Nacquero in quel periodo nuovi e aggressivi think tank del pensiero neoliberista, come la Trilateral Commission. Altri, che preesistevano, ripresero vigore, come il gruppo Bildelberg o la Mont Pelerin society. Alcuni assunsero la dimensione di società segrete, come la famigerata loggia P2 nel nostro paese. Tutte queste organizzazioni, pur con diverse gradazioni e metodologie, predicavano l’indispensabile “semplificazione” della democrazia, giudicando la quantità di domande, ovvero di diritti avanzate dalle popolazioni sostanzialmente non risolvibili o accoglibili, quindi da controllare e da reprimere.

Tali teorie sono presto uscite dalla semiclandestinità e sono diventare pensiero e  pratica del neoliberismo su scala internazionale: il famoso pensiero unico.

Tutto questo non è avvenuto solo a livello istituzionale – da noi con gli attuali progetti di riforma in senso presidenziale della Costituzione - ma soprattutto al livello della struttura materiale della società. Il crogiuolo di questo cambiamento è stato il mondo del lavoro, ove l’importanza sociale di quest’ultimo è stata sempre più diminuita a favore di quella della impresa. Sia dal punto vista salariale, con un enorme spostamento dalle retribuzioni ai profitti e  alle rendite della ricchezza sociale prodotta, sia dal punto di vista della perdita di diritti e di potere del lavoro.

Negli anni zero di questo secolo si è apertamente teorizzato la fine della dualità tra capitale e lavoro, che quest’ultimo fosse una variabile dipendente del primo e che entrambi fossero sulla stessa barca in lotta per la sopravvivenza nella concorrenza internazionale, come disse Sergio Marchionne. Coerentemente le imprese multinazionali tendono a diventare isole giuridiche separate dalle Costituzioni e dalle leggi dei singoli stati, cercando di stabilire regole proprie – dal marcato segno antisindacale - in aperto contrasto con i principi costituzionali.

A ciò va aggiunto – particolarmente evidente in Europa ad eccezione, non a caso, della Germania –la crisi dello stato–nazione e la nascita di una governance europea del tutto costruita con criteri e  metodi a-democratici. Se non si cambia radicalmente l’Unità europea è destinata a fallire e la crisi economica determinerà l’implosione della stessa moneta unica.